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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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5.6.2015

Non vuole stare solo

Abbiamo adottato da 2 mesi un segugio maschio di 5 anni.E' un cane tranquillo ed eccezionale coi bambini,l'unica pecca la sua incapacità a restare da solo anche 10 minuti senza guaire,uluare e grattare la porta.
Al contrario nel bagagliao dell'auto stà bravo. Considerando che dovra' restare mediamente 8 ora da solo dal lun al venerdi (seppur in una casa con giardino), cosa ci consiglia? Questa mail è arrivata alla posta del veterinario di prontofido.net
Risponde la dottoressa Sabrina Giussani medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale.
"Buongiorno, guaire, abbaiare, ululare e grattare la porta sono comportamenti spia del grande disagio mostrato dal cane quando rimane solo. A questo proposito è opportuno evidenziare che “rimanere a casa da solo” è un apprendimento che deve essere “messo a punto” durante i primi mesi di vita del cucciolo. Dalla seconda – terza settimana dopo il parto, la femmina inizia ad allontanarsi dalla sala parto approfittando dei momenti di riposo e di calma dei piccoli. Al suo ritorno, i cuccioli la accolgono con enfasi piagnucolando e cercando di succhiare il latte dalle mammelle: la madre li coccola, li rassicura e li tranquillizza. La presenza di una figura genitoriale che accoglie e accompagna permette al piccolo di cominciare a imparare a vivere con serenità i momenti di solitudine. Dal momento dell'adozione, intorno ai due mesi di vita, il cucciolo deve perfezionare quest'apprendimento. È necessario farlo dormire durante la notte nella nostra camera così da rassicurarlo quando si sveglia e permettergli di conoscere la nuova situazione di vita prima di lasciarlo solo. I momenti di separazione, con il passare dei mesi, potranno aumentare in frequenza e durata estendendosi non solo alle ore diurne ma anche notturne. È necessario, però, soddisfare tutte le esigenze comportamentali del cane durante la giornata: l'animale deve essere condotto in passeggiata almeno due ore, giungere in contatto con i propri simili e con persone, perlustrare, esplorare, giocare e così via. Tornando al caso segnalato nella mail, il cane descritto è, con molta probabilità, stato rinunciato dalla famiglia con cui ha vissuto proprio perché incapace di stare da solo. I sintomi mostrati dall'animale indicano la presenza di un importante attacco di panico. In queste condizioni non è possibile lasciare il cane solo, né in casa né in giardino, neppure per pochi minuti! Molto spesso questi soggetti sono capaci di rimanere a lungo in automobile poiché “la presenza olfattiva” del proprietario è “concentrata” e permane a lungo, possono vedere dove si dirige la persona e si “distraggono” osservando ciò che accade. Consiglio ai proprietari di realizzare una visita comportamentale presso un Medico Veterinario Esperto in Comportamento così da definire con precisione una diagnosi e impostare un percorso riabilitativo. Nel frattempo è fondamentale non lasciare il cane solo poiché il disagio dell'animale è davvero grande."

4.6.2015

Le simmie sono altruiste

Sapevate che le scimmie sono più altruiste degli uomini? Lo dimostra uno studio condotto dall'Università della Georgia negli Stati Uniti che ha dimostrato la nobiltà d'animo di questi animali che sono in grado di riconoscere l'equità e la giustizie.
Uno dei risultati di questa ricerca è il riconoscimento dei primati dei propri doveri, sono in grado di ricordarsi di chi ha fatto loro un favore tanto da restituirlo alla prima occasione, ma non è tutto, sono in grado anche di offrire aiuto ai compagni in difficoltà.
Secondo gli scienziati la generosità e l'altruismo nelle scimmie si è sviluppata tra 500.000 e 800.000 anni fa durante i grandi cambiamenti climatici quando, per sopravvivere dovettero imparare a cacciare insieme e difendersi dai predatori.
Nelle scimmie è anche fortissimo l'impulso a consolare e rassicurare chi soffre, la ricercatrice russa Nadia Kohts che allevava una giovane scimpanzé raccontava che quando la scimmia scappava non riusciva a farla ritornare in casa neanche offrendole del cibo, la scimmia però ritornava immediatamente quando la ricercatrice faceva finta di piangere, dopo aver raggiunto la padrona l'abbracciava e assumeva un'espressione preoccupata.

3.6.2015

Nuovi studi sulla castrazione

Oggi qui al magazine degli animali parliamo di un nuovo studio sulla castrazione: pare che potrebbe creare problemi alla salute dei cani aumentando il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro e malattie alle articolazioni. Lo studio, condotto sui golden retriever, è stato pubblicato sulla rivista PLoS ONE da parte della University of California. Gli scienziati hanno esaminato i registri sanitari di 759 esemplari di questa razza scoprendo un tasso doppio di displasia all'anca fra i cani che erano stati castrati prima di compiere un anno.
Secondo Benjamin Hart e il suo gruppo, l'associazione fra castrazione e rischi per la salute del cane resta complessa: ad esempio, la maggiore incidenza di malattie alle articolazioni fra i cani castrati molto preso è probabilmente una combinazione dell'effetto di questa pratica sulla crescita del giovane cane e dell'aumento di peso che normalmente si verifica nei cani castrati.
Gli studi comunque continuano e noi vi terremo informati. Ed è tutto

1.6.2015

Micio poco affettuoso. Meglio una compagna?

Alla pagina del veterinario di prontofido@prontofido.net Paola ha scritto: “Ho un gatto di 5 anni tigrato rosso molto giocherellone ma non molto affettuoso. Essendo fuori casa gran parte della giornata pensavo di prendere una micina che gli facesse compagnia.
E' meglio un cucciolo o posso anche provare con una micia della sua età?” Risponde il dottor Emanuele Minetti medico veterinario a Milano e collaboratore storico di Prontofido.
"La decisione di mettere due gatti nello stesso spazio può essere tanto positiva quanto negativa, e questo per ambedue.
Tralasciando le ovvie considerazioni di ordine medico (evitare di portare a casa gatti non testati per le malattie infettive e negativi di sicuro, non sverminati, non vaccinati, non trattati per i parassiti esterni, eccetera) dobbiamo anche cercare di stare dalla loro parte.
Quindi se lei sta pensando ad un nuovo animale per cambiare ed addolcire il carattere di quello che già vive con lei non penso sia una scelta ottimale che parte dalla visione "gattesca" della situazione. Si deve infatti sempre pensare al benessere dei gatti senza umanizzarli e senza definire sofferenze da colmare (solitudine) che probabilmente non esistono affatto.
Quindi cercare una soluzione ad un problema che magari non c'è coinvolgendo un'altro gatto ad oggi sconosciuto mi pare azzardato. Infatti le cose potrebbero anche peggiorare e manifestarsi dei reali problemi di convivenza.
Se invece vuole adottare un'altro gatto per fare del bene la cosa mi piace di più, e se poi per caso andranno d'accordo, se si vorranno bene, se stando insieme sarann più affettuorsi e sereni sarà un di più rispetto al dare una nuova vita ad un animale senza futuro.
Come vede le cose non sono facili come magari sembra all'inizio.
Cari saluti
Dr Emanuele Minetti - Milano"
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