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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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3.4.2015

Adozione cane adulto

Ho adottato un cane meticcio di otto anni, sano e docile, ma un po' timoroso. E' con noi da una settimana circa, ma da alcuni giorni mangia meno e a volte salta totalmente il pasto.
ho cambiato marca di crocchette, ma con nessun apprezzabile risultato. Cosa potrei fare ??
La ringrazio molto anticipatamente. Danila
La parola alla dott. Sabrina Giussani Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale.
"Buongiorno Loredana e buongiorno a tutti gli ascoltatori. Quando adottiamo un cane adulto, poiché spesso conosciamo poco o nulla del suo passato, è necessario osservarne il comportamento con attenzione, soprattutto durante il primo mese di convivenza. Un cane che ha trascorso molti anni in canile fatica ad adattarsi alla vita famigliare poiché o non ha mai vissuto questa esperienza o non ricorda più di cosa si tratta. Per questo è necessario realizzare, dapprima, una visita pre – adozione così che il Medico Veterinario Esperto in Comportamento possa valutare l'indice di adattabilità del cane in base alle situazioni che dovrà vivere dopo l'arrivo in famiglia. Un animale adulto, che ha trascorso molti anni nello stesso canile, ha bisogno di realizzare un inserimento progressivo prima di essere adottato definitivamente. I famigliari devono recarsi in canile, essere affiancati dai volontari che si prendono cura del cane e cominciare a condurlo in passeggiata. Settimana dopo settimana, quando la conoscenza reciproca sarà a buon punto, è possibile portare l'animale nella nuova abitazione per qualche ora e così via. Questa procedura permette al cane di conoscere in modo progressivo il “nuovo mondo” adattandosi gradualmente. Consiglio alla Sig.ra Danila di far visitare il cane dal proprio Medico Veterinario curante così da escludere la presenza di un disagio fisico. Se l'animale fosse in salute, è necessario, nell'immediato, somministrare al cane lo stesso cibo che consumava in canile e realizzare una visita comportamentale presso un Medico Veterinario Esperto in Comportamento così che sia possibile intraprendere un percorso riabilitativo."

2.4.2015

Ecco il topo ubriacone

Lui regge bene, anzi benissimo gli alcolici. Non sto parlando di un frequentatore di bar o pub, ma dello ptilocerco, un particolare topo che vive in Malesia e che si nutre ogni giorno con l'equivalente di nove bicchieri di birra senza subire nessun effetto collaterale.
I ricercatori dell'Università tedesca di Bayreuth hanno scoperto che questo topo particolare si nutre del nettare di una palma particolare che emanava lo stesso odore di una birreria. Questo nettare che ha un alto contenuto di zucchero viene fermentato secondo gli esperti dai lieviti presenti nel fiore, arrivando ad un contenuto alcolico del 3,8%.
Secondo questo studio almeno altri sei mammiferi si nutro della stessa palma, anche se con quantità minori. La capacità di metabolizzare l'alcool, che si credeva essere tipica dei primati, è anche di questi piccoli mammiferi da milioni di anni e, addirittura sembra essere superiore a quella umana dato che gli animali non mostrano alcun segno di ebbrezza.
Se volete vedere il topo ubriacone venite su www.prontofido.net

1.4.2015

Cosa pensa di noi Fido?

Avete mai guardato negli occhi il vostro cane tentando di indovinare i suoi pensieri? Sappiate che alcuni ricercatori americani hanno scoperto cosa pensa di noi il nostro amico, almeno cosa accade nel suo cervello quando lo stimoliamo con le azioni di tutti i giorni come dargli da mangiare o farlo giocare.
Per analizzare queste reazioni i ricercatori di Atlanta hanno usato due cavie: un cane da caccia e un collie. Un allenatore li ha abituati alle azioni da compiere e coccolati per farli stare tranquilli e sereni. Entrambi sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale, un esame non invasivo usato anche per gli umani, analizzando però le loro reazioni e fotografando il loro cervello in seguito a uno stimolo esterno ricevuto dal loro padrone. Dopo questo training, è partito il primo esperimento: i ricercatori hanno ottenuto le prime immagini di animali nel pieno delle loro funzioni vitali, svegli e vigili, intenti a compiere le azioni abituali davanti alle cose che più amano come una carezza, un gioco, una ciotola piena di pappa. Ma hanno anche ottenuto le immagini dei momenti in cui il regalo, o azione, veniva loro negata. Lo stesso professore che ha ideato il progetto è convinto che esista una precisa empatia tra cane e uomo, e che siano proprio i cani a essere in grado di discernere tra tristezza e felicità dei loro padroni. D'altronde questo 4 zampe, il primo a essere addomesticato nella storia già 30mila anni fa, è il testimone privilegiato dell'evoluzione umana. Alcune teorie sostengono infatti che i cani potrebbero aver contribuito all'evoluzione della specie, giacché gli abitanti dei villaggi che avevano cani con loro potrebbero aver avuto vantaggi nel farsi aiutare dagli amici a 4 zampe.

31.3.2015

I cavalli soffrono le frustate

Una nuova ricerca australiana dimostra che i cavalli hanno una pelle particolarmente sottile e quando sono colpiti sentono dolore quanto gli esseri umani, anche se non lo mostrano. La patologa veterinaria Lydia Tong dell'Università di Sydney ha studiato lo spessore della pelle dei cavalli e come sentono dolore.
Lydia Tong si è detta sorpresa che nonostante un'estesa letteratura sui cavalli, queste conclusioni non siano state raggiunte prima. “Abbiamo studiato in dettaglio la pelle umana e quella equina nella stessa area del fianco”, ha detto. “L'aspetto veramente interessante è che fino all'epidermide, cioè lo strato superiore, dove si trovano le fibre C sensibili al dolore, la pelle umana è più spessa di quella dei cavalli.
Una differenza fra uomo e animali, che si sono evoluti come prede, è che hanno più probabilità di nascondere il dolore.
Nell'industria ippica in Australia nel 2009 sono state adottate fruste imbottite con l'obiettivo di risolvere la controversia, con limiti al numero di colpi eccetto gli ultimi 100 metri. Va aggiunto però che possono essere imposte maggiori restrizioni, se le evidenze mostrano che le frustate ripetute infliggono dolore.
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