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Il magazine degli animali

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26.3.2017

Amazzonia: solo formiche femmine

Come è noto da molto tempo la società delle formiche si contraddistingue per una ferrea organizzazione «eusociale» in cui alcuni individui sterili (operaie) eseguono particolari funzioni a vantaggio di altri individui fertili, cui spetta il compito di riprodursi in modo sessuato. In Amazzonia però è stata scoperta una specie di formiche che ha eliminato completamente gli individui maschili dalle sue colonie, riproducendosi esclusivamente attraverso la clonazione.
Analizzando il Dna di alcune colonie di questa specie, infatti, tutti i membri di uno stesso formicaio sono risultati essere femmine, cloni della propria regina.
La scoperta sulle attitudini sessuali della formica è avvenuta per caso, studiando la sua abilità nel coltivare funghi che poi usa per nutrirsi. Questa specie in particolare è più produttiva di tutte le altre specie coltivatrici note. Secondo Laurent Keller, esperto in insetti sociali dell'Università di Losanna, potrebbe essere la stretta simbiosi con i funghi, anch'essi a riproduzione asessuata, ad aver in qualche modo avvantaggiato le formiche ad allontanarsi dalla usuale riproduzione sessuata. La riproduzione per partenogenesi ha molti vantaggi, «consente di risparmiare sul costo energetico necessario per generare maschi, mentre porta alla duplicazione del numero di femmine in grado di riprodursi, producendo dal 50 al 100 per cento in più della prole per ogni generazione». Ma lo svantaggio principale di una colonia di cloni è la sua vulnerabilità; l'assenza di variabilità genetica infatti rende tutti gli individui ugualmente vulnerabili alle malattie: un solo parassita può sterminare l'intero formicaio in breve tempo.
E secondo Keller le formiche, così come altri insetti sociali, potrebbero essersi adattate a questo tipo di procreazione perchè permette alla regina di avere il pieno controllo, sia sulle caste sociali sia sulla riproduzione, di tutta la sua colonia. Ma per capire da quanto tempo e in che modo è avvenuto il cambiamento evolutivo saranno necessari ulteriori esperimenti genetici.

25.3.2017

La pelliccia del panda

Morbidi e buffi proprio come i peluche. Chi sono? Sono i panda certamente gli animali più amati e più seguiti. Ma sapete perché la loro pelliccia è bicolore? uno studio ne ha dato la risposta: le macchie bianche servono all'animale per mimetizzarsi nella neve, mentre quelle nere lo aiutano a nascondersi nella foresta. I tocchi di nero sulle orecchie e intorno agli occhi, infine, sono usati come segnali di comunicazione. Lo dimostrano i risultati pubblicati dai ricercatori delle università della California a Davis e Long Beach che hanno confrontato le varie porzioni della pelliccia del panda con quelle di altre 195 specie di carnivori e 39 sottospecie di orso, con l'obiettivo di dedurre la loro funzione biologica. Risultato la duplice colorazione dei panda deriverebbe dall'alimentazione. Il panda, infatti, mangia solo bambu' e non riesce ad accumulare abbastanza grasso per andare in letargo: questo significa che rimane attivo tutto l'anno ed è costretto a spostarsi continuamente tra habitat molto diversi fra loro.
Lo studio indica come dicevamo che le macchie nere sul muso avrebbero una funzione legata alla comunicazione. Le orecchie nere servirebbero ad accentuare la ferocia nello scontro con i predatori, mentre le macchie nere sugli occhi potrebbero servire a riconoscere i simili oppure a inviare segnali di aggressività ai rivali.
Tutto chiaro? Ed è tutto per oggi

19.3.2017

La rana fluorescente

Oggi vi presento una rana, ma non una qualunque, bensì la prima rana al mondo fluorescente per natura: vive nel bacino dell'Amazzonia, ha una pelle giallastra con puntini rossi che alla luce della luna si trasforma colorandosi di verde e blu elettrico. Questo fenomeno, in realtà potrebbe essere sfruttato dagli animali per comunicare con i simili della stessa specie. A indicarlo è uno studio dell'Università di Buenos Aires pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze. La fluorescenza consiste nell'assorbire la luce a lunghezze d'onda minori per riemetterla a lunghezze d'onda maggiori
Esaminando questa piccola rana i ricercatori argentini avevano ipotizzato che potesse dare fluorescenza nel rosso perché la sua pelle contiene un pigmento verde che in certi insetti si combina a proteine che danno un rosso fluo. Al contrario delle attese, però, l'animale posto sotto le lampade a raggi Uva ha assunto una colorazione verde fluo con puntini blu elettrico. La fluorescenza verde, in particolare, sarebbe dovuta alla formazione di una molecola finora sconosciuta, contenuta nella pelle, nei tessuti linfatici e nelle secrezioni ghiandolari, aumenterebbe la visibilità della rana del 20-30% sotto i raggi della luna.
Volete vedere la rana fluorescente? Allora pronto fido.net

18.3.2017

Tale proprietario tale cane

Tale proprietario, tale cane. Sapevate che i quattro zampe percepiscono lo stato d'animo del padrone, se ne lasciano influenzare e si comportano di conseguenza. A confermarlo ancora una volta sono i risultati di un team di ricercatori austriaci che ha realizzato 132 test su cani e padroni. Risultato: «I cani possono rispecchiare alcune emozioni dei loro proprietari, in particolare ansia e negatività. A loro volta i quattro zampe se rilassati e amichevoli possono “trasferire” questo stato agli umani, aiutandoli ad affrontare situazioni di stress.
Gli studiosi hanno prelevato, campioni di saliva per analizzare i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. Quel che è emerso, «è che i cani mostrano una diversa variabilità di cortisolo in base alla personalità del loro proprietario. Ad esempio i cani di proprietari nevrotici hanno una variabilità di cortisolo più bassa, il che sarebbe segno che non riescono a far fronte a situazioni stressanti». È dunque plausibile un “contagio” emotivo tra i due tanto che i ricercatori descrivono il rapporto cane-padrone come una diade sociale, una coppia: «si influenzano l'un l'altro nell'affrontare lo stress. In questa dinamica l'influenza del partner “umano” risulterebbe più forte».
Un'affermazione che combacia con i risultati della ricerca austriaca: i cani rispecchiano le emozioni del padrone.
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