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Il magazine degli animali

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11.4.2014

I sensi di colpa

Oggi rispondiamo a Sabria che ci scrive perché sente spesso parlare dei sensi di colpa del cane e dei suoi dispetti. Però non è convinta che i cani effettivamente provino dei sensi di colpa o siano in grado di fare dispetti. Ci chiede qualche spiegazione. Risponde Daniela Lisi:
"cara Sabrina, quello che pensi è corretto: i cani non provano sensi di colpa e tanto meno fanno dispetti. Entrembi gli atteggiamenti, che noi tendiamo ad umanizzare, in realtà sono conseguenze del nostro comportamento.
Tempo fa ho letto uno studio compiuto su alcune coppie cane-padrone, dal quale è emerso che, quando si riferiva al padrone che il cane si era comportato male questo vedeva in lui uno sguardo colpevole anche se in realtà il cane non aveva fatto nulla di sbagliato. Quindi lo sguardo colpevole era solo frutto dell'immaginazione del padrone.
Oppure un altro articolo ancora, dice che di solito il cane soffre dell'atteggiamento del padrone, ovvero, reagisce a quello che il suo padrone gli sta comunicando con il linguaggio del corpo ed il tono della voce. Ad esempio, se rientri in casa e vedi che il tuo cane ha fatto a pezzettini minuscoli un rotolo di carta igenica, il tuo sguardo diventa arrabbiato e nel momento in cui guardi il cane, questo, percependo la tua arrabbiatura, assume un atteggiamento sottomesso che ai nostri occhi invece risulta uno sguardo da sensi di colpa.. Perché nella comunicazione umana verrebbe tradotto così.
Lo stesso discorso vale per i dispetti. Molti di noi sono convinti che i nostri amici a 4 zampe siano in grado di pensare e capire che facendo quella determinata cosa ci stanno facendo arrabbiare. Purtroppo o per fortuna, il concetto di dispetto non esiste nella mente canina. Molto spesso quelli che noi consideriamo dispetti sono disturbi del comportamento o meglio disagi che il nostro cane prova in quel momento e che cerca di comunicarci in svariati modi.

Se rientrando in casa vediamo che il cane ha distrutto qualcosa, quello a cui dobbiamo pensare è: PErché oggi ha fatto questo? com'è andata la giornata oggi? Ad esempio: potrebbe aver distrutto qualcosa perché è rimasto a casa solo tutto il giorno e si è annoiato. Oppure potrebbe soffrire di ansia da separazione e quindi ogni volta che uscite distrugge tutto quello che trova e così via...
Insomma, con questo non voglio dire che i nostri amici a 4 zampe non pensano e non hanno un cervello pensante, anzi, io sono convinta del contrario. Però ricordiamoci che il cervello dei cani in molte cose assomiglia a quello umano ma in tante altre no, anche se per noi è più facile pensare il contrario".

10.4.2014

Stop pesca alla balena giapponese

Non ci sono “fini scientifici” nella pesca alla balena giapponese, così ha deciso la Corte internazionale di giustizia all'Aja, con questa scusante quindi il Giappone non potrà più continuare a pescare balene. Prima del verdetto Tokyo aveva annunciato che avrebbe rispettato il volere della corte internazionale di giustizia, ma nel corso degli anni la posizione giapponese si è arroccata sulla questione della pesca dei cetacei per motivi quasi inspiegabili, una testardaggine che sfiora nel nazionalismo, dato che il consumo della carne di balena è spesso descritto come “tradizione” giapponese su cui gli stranieri non dovrebbero pronunciarsi.
Ma aggiungiamo che il Giappone, fortunatamente da un bel po' ha perso il piacere di consumare carne di balena, vuoi per l'evolversi della dieta nazionale, vuoi per i pericoli di eccesso di mercurio: e così lo scorso anno il Giappone aveva in magazzino 6000 tonnellate di carne di balena, di cui, rari esperimenti scientifici a parte, non sapeva davvero cosa farsene. Questo rappresenta un costo considerevole per il Giappone che deve affrontare anche il crescente numero di genitori arrabbiati per la pratica di rimpinguare i pasti scolastici dei bambini con carne di balena nelle mense nazionali, per cercare di liberare un po' i depositi stracolmi. Morale: operazione commerciale fallimentare e fonte di tensioni sociali nelle relazioni pubbliche internazionali. A questo punto una domanda è d'obbligo: e se il Giappone approfittasse del verdetto all'Aja per smettere di cacciare balene e delfini?
Li terremo d'occhio.

9.4.2014

Le strisce delle zebre

Oggi parliamo di un tema che appassiona i biologi dalla fine dell'800: le strisce delle zebre, un argomento sul quale si confrontarono i fondatori della teoria evoluzionista, Charles Darwin e Alfred Russel Wallace.
Secondo un nuovo studio, pubblicato da “Nature Communications”, le strisce bianche e nere delle zebre servono ad allontanare la mosca tse-tse ed altri insetti.
Tra le teorie più gettonate, si è parlato anche di un `look´ utile a confondere iene, leoni e altri predatori della savana, ma anche di un più semplice fattore estetico che distingue le zebre dai cavalli. E proprio secondo lo studio eseguito in laboratorio, gli insetti preferiscono i colori uniformi. Il responsabile del team di ricercatori all'Università della California, ha spiegato che la nuova teoria è la migliore emersa finora, anche se non fornisce una risposta sul colore bianco e nero delle strisce.
Abbiamo qualcosa su cui riflettere

9.4.2014

Lea non torna al richiamo!

Oggi rispondiamo a Claudia che ci scrive perché ha un problema di richiamo con la sua Lea di 8 mesi. Se per caso Lea esce dal cancello di casa inizia a correre come un razzo verso una colonia di gatti e Claudia ogni volta deve andare a riprenderla.. ma se invece si trovano in un parchetto al chiuso Lea torna al richiamo anche se non si fa prendere subito. Ci chiede come fare per farla tornare anche quando esce dal cancello. Risponde Daniela Lisi educatrice cinofila.
"Cara Claudia, il fatto che Lea torni al richiamo quando siete al parco mi fa pensare che comunque tra voi ci sia un rapporto e che per lei significhi qualcosa, altrimenti passerebbe tutto il tempo a correre qua e la senza mai considerarti. Mi scrivi che è un cane molto giocherellone e che quando siete al parco al richiamo torna molto contenta ma poi ti gira intorno e ritorna a giocare.
Allora, quello che penso è che devi sfruttare al massimo la relazione che voi due avete, che sicuramente col tempo crescerà sempre più, ma per ora devi lavorarci ancora.
Quando Lea esce dal cancello in quel momento pensa solamente ai gatti.. che divertente è correre all'impazzata ed arrivare in un posto pieno di quelle cose pelose che mi piace tanto rincorrere.. tanto poi la mia mamma torna a prendermi quindi sto tranquilla. Questo è più o meno quello che pensa Lea all'uscita dal cancello. Oltre a questo pensa, se la mia mamma mi viene dietro mentre vado in quella direzione allora sto andando dalla parte giusta…
Quindi Claudia fondamentalmente quello che devi fare è diventare molto più interessante e divertente di quei gatti...
Cominciamo per gradi, prima cerca di trovare un richiamo così tanto giocoso e divertente da farla girare, voce squillante e buffa a costo di sembrare un po' matta.., il gioco e l'entusiasmo per un cucciolo di 8 mesi sono sicuramente la motivazione migliore. Poi, ti armi di pallina e di uno dei suoi bocconcini preferiti, quando Lea esce dal cancello come prima cosa NON le corri dietro, come hai fatto fino ad ora, ma al contrario rimani ferma e d'improvviso diventi la persona più euforica del mondo chiamando Lea con tutto l'entusiasmo che possiedi. Quando ti guarda incominci a giocare con la pallina, falle venire voglia di unirsi a te! E quando arriva giochi con lei e per finire le dai il bocconcino che tanto ama. Lo stesso puoi fare al parco se dovessi avere difficoltà a metterla al guinzaglio.
Ovviamente la presenza di un' educatore cinofilo potrà esserti d'aiuto!"
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