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Il magazine degli animali

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12.4.2014

Porta il sacchetto

L'ANMVI aderisce anche quest'anno alla campagna sociale “ Porta il Sacchetto ” , che aiuta i parchi cittadini a essere più puliti ed igienicamente più sicuri. Ci racconta tutto il dottor Emanuele Minetti medico veterinario a Milano.
"L'igiene urbana è particolarmente incoraggiata dai medici veterinari per la sua evidente valenza di prevenzione sanitaria.
Studi scientifici hanno dimostrato che la presenza nei territori urbani di parassiti di origine gastrointestinale è la conseguenza diretta di una mancata raccolta delle deiezioni con il risultato che a Milano il 75% dei parchi risulta contaminato ed a Roma adirittura il 100%. A Firenze, ove le regole invece da tempo sono più rigide, solo il 25% delle aree verdi risulta contaminato.
Si tratta quindi di un problema igienico-sanitario per i cani e per gli stessi cittadini, facilmente superabile con una operazione di sensibilità civica che unisca in un circolo virtuoso i cittadini in primis, i medici veterinari e le amministrazioni locali.
Molti proprietari frequentano le aree verdi aperte oltre a quelle dedicate (in particolare nelle grandi città) ed accompagnano il proprio cane durante i momenti della cosiddetta "sgambatura" giornaliera: anche in queste occasioni devono adottare lo stesso comportamento virtuoso che vale per i marciapiedi raccogliendo le feci sempre.
ANMVI ringrazia Marca Sociale e Bayer per avere esteso quest'anno l'iniziativa da Milano a Roma, Bari e Firenze, contribuendo ad una vasta operazione di corretta convivenza uomo-animale.
Tutte le date del'iniziativa si possono trovare sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/portailsacchetto2014."

11.4.2014

I sensi di colpa

Oggi rispondiamo a Sabria che ci scrive perché sente spesso parlare dei sensi di colpa del cane e dei suoi dispetti. Però non è convinta che i cani effettivamente provino dei sensi di colpa o siano in grado di fare dispetti. Ci chiede qualche spiegazione. Risponde Daniela Lisi:
"cara Sabrina, quello che pensi è corretto: i cani non provano sensi di colpa e tanto meno fanno dispetti. Entrembi gli atteggiamenti, che noi tendiamo ad umanizzare, in realtà sono conseguenze del nostro comportamento.
Tempo fa ho letto uno studio compiuto su alcune coppie cane-padrone, dal quale è emerso che, quando si riferiva al padrone che il cane si era comportato male questo vedeva in lui uno sguardo colpevole anche se in realtà il cane non aveva fatto nulla di sbagliato. Quindi lo sguardo colpevole era solo frutto dell'immaginazione del padrone.
Oppure un altro articolo ancora, dice che di solito il cane soffre dell'atteggiamento del padrone, ovvero, reagisce a quello che il suo padrone gli sta comunicando con il linguaggio del corpo ed il tono della voce. Ad esempio, se rientri in casa e vedi che il tuo cane ha fatto a pezzettini minuscoli un rotolo di carta igenica, il tuo sguardo diventa arrabbiato e nel momento in cui guardi il cane, questo, percependo la tua arrabbiatura, assume un atteggiamento sottomesso che ai nostri occhi invece risulta uno sguardo da sensi di colpa.. Perché nella comunicazione umana verrebbe tradotto così.
Lo stesso discorso vale per i dispetti. Molti di noi sono convinti che i nostri amici a 4 zampe siano in grado di pensare e capire che facendo quella determinata cosa ci stanno facendo arrabbiare. Purtroppo o per fortuna, il concetto di dispetto non esiste nella mente canina. Molto spesso quelli che noi consideriamo dispetti sono disturbi del comportamento o meglio disagi che il nostro cane prova in quel momento e che cerca di comunicarci in svariati modi.

Se rientrando in casa vediamo che il cane ha distrutto qualcosa, quello a cui dobbiamo pensare è: PErché oggi ha fatto questo? com'è andata la giornata oggi? Ad esempio: potrebbe aver distrutto qualcosa perché è rimasto a casa solo tutto il giorno e si è annoiato. Oppure potrebbe soffrire di ansia da separazione e quindi ogni volta che uscite distrugge tutto quello che trova e così via...
Insomma, con questo non voglio dire che i nostri amici a 4 zampe non pensano e non hanno un cervello pensante, anzi, io sono convinta del contrario. Però ricordiamoci che il cervello dei cani in molte cose assomiglia a quello umano ma in tante altre no, anche se per noi è più facile pensare il contrario".

10.4.2014

Stop pesca alla balena giapponese

Non ci sono “fini scientifici” nella pesca alla balena giapponese, così ha deciso la Corte internazionale di giustizia all'Aja, con questa scusante quindi il Giappone non potrà più continuare a pescare balene. Prima del verdetto Tokyo aveva annunciato che avrebbe rispettato il volere della corte internazionale di giustizia, ma nel corso degli anni la posizione giapponese si è arroccata sulla questione della pesca dei cetacei per motivi quasi inspiegabili, una testardaggine che sfiora nel nazionalismo, dato che il consumo della carne di balena è spesso descritto come “tradizione” giapponese su cui gli stranieri non dovrebbero pronunciarsi.
Ma aggiungiamo che il Giappone, fortunatamente da un bel po' ha perso il piacere di consumare carne di balena, vuoi per l'evolversi della dieta nazionale, vuoi per i pericoli di eccesso di mercurio: e così lo scorso anno il Giappone aveva in magazzino 6000 tonnellate di carne di balena, di cui, rari esperimenti scientifici a parte, non sapeva davvero cosa farsene. Questo rappresenta un costo considerevole per il Giappone che deve affrontare anche il crescente numero di genitori arrabbiati per la pratica di rimpinguare i pasti scolastici dei bambini con carne di balena nelle mense nazionali, per cercare di liberare un po' i depositi stracolmi. Morale: operazione commerciale fallimentare e fonte di tensioni sociali nelle relazioni pubbliche internazionali. A questo punto una domanda è d'obbligo: e se il Giappone approfittasse del verdetto all'Aja per smettere di cacciare balene e delfini?
Li terremo d'occhio.

9.4.2014

Le strisce delle zebre

Oggi parliamo di un tema che appassiona i biologi dalla fine dell'800: le strisce delle zebre, un argomento sul quale si confrontarono i fondatori della teoria evoluzionista, Charles Darwin e Alfred Russel Wallace.
Secondo un nuovo studio, pubblicato da “Nature Communications”, le strisce bianche e nere delle zebre servono ad allontanare la mosca tse-tse ed altri insetti.
Tra le teorie più gettonate, si è parlato anche di un `look´ utile a confondere iene, leoni e altri predatori della savana, ma anche di un più semplice fattore estetico che distingue le zebre dai cavalli. E proprio secondo lo studio eseguito in laboratorio, gli insetti preferiscono i colori uniformi. Il responsabile del team di ricercatori all'Università della California, ha spiegato che la nuova teoria è la migliore emersa finora, anche se non fornisce una risposta sul colore bianco e nero delle strisce.
Abbiamo qualcosa su cui riflettere
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