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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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16.6.2018

Brutti e a rischio estinzione

Ogni scarrafone è bello a mamma sua. Perché iniziamo così il magazine degli animali? Perché è facile proteggere panda e cuccioli di giaguaro, ma che dire di tutte le specie a rischio i cui membri non sono propriamente attraenti? E' su questo ragionamento che nasce in Inghilterra la Ugly Animal Preservation Society, che si occupa di proteggere le specie orrende rendendole protagoniste di notti di commedia.
«Risollevare il profilo di alcuni dei figli più esteticamente problematici di Madre Natura»: questa la missione dell'associazione la cui idea è quella di produrre film e show in cui scienziati e attori hanno dieci minuti per convincere il pubblico della bellezza della «specie orrenda» minacciata da loro prescelta e sponsorizzata. E così gli animali brutti diventano star.
Qualche esempio di brutti? La scimmia nasica quella con uno sproporzionato naso arancio a forma di proboscide spiattellata, o l'orangotango (sono solo 7000 gli esemplari rimasti in tutto il mondo) e tanti altri ancora.
Comicità a parte, lo sforzo conservazionista è serio. Molti di questi animali «brutti» soffrono davvero di una mancanza d'attenzione e di protezione, e il loro aspetto non è affatto estraneo alla faccenda. Eppure il loro valore potrebbe essere inestimabile, anche per la nostra specie. Un esempio è quello del ratto talpa glabro, o talpa senza pelo. Ebbene, questo animale oramai quasi estinto si è dimostrato resistente al dolore. E al cancro. La ricerca sui tumori ne sta traendo grandi benefici, e improvvisamente questa creatura non appare più così orrenda e indegna di protezione.
Quindi viva i brutti.

10.6.2018

Più affetto, meno tasse

“Più affetto, meno tasse” è lo slogan della campagna promossa dal Comune di Roccastrada in provincia di Grosseto per incentivare l'adozione di cani ospiti del canile comunale in cambio di una riduzione della Tari di circa il 70%.
In due anni, come spiega il sindaco dal canile sono stati adottati “circa 20 cani”. Un'esperienza pilota in Italia che ha avuto fortuna e visibilità, tant'è che sono stati molti i Comuni italiani a “contattare il sindaco chiedendo informazioni per adottare anche loro questo modello”. La campagna “Più affetto, meno tasse” come dicevamo prevede la riduzione del 70% del tributo Tari, fino a un massimo di 500 euro, per l'adozione di un cane in custodia al canile da almeno tre anni oppure del 50%, fino a un massimo di 500 euro, per l'adozione di un cane in custodia al canile da almeno tre mesi e fino a un massimo di tre anni. L'agevolazione sul tributo rimane attivo per tutta la vita dell'animale ed è soggetta a controlli sulle sue condizioni, oltre a un certificato di buona salute da inviare ogni anno. Per verificare le buone intenzioni di chi ha adottato un cane (onde evitare che sia di nuovo abbandonato dopo aver ottenuto lo sgravio sulla Tari), il Comune ha messo in campo la Municipale che ha fatto tutte le verifiche. Fin qui, il metodo procede bene. Afferma il sindaco E va bene a tutti, «Il Comune ci guadagna, il cittadino pure. E il cane idem».

9.6.2018

Plastica nelle tartarughe

Oggi qui al Magazine degli animali torniamo a parlare di plastica nei mari, sì perché nientepopodimeno che la metà delle povere tartarughe del Mediterraneo hanno plastica in corpo. Lo ha scoperto una ricerca internazionale a cui ha collaborato l'Ispra, il centro studi del Ministero dell'Ambiente. I risultati sono stati diffusi alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Ambiente.
Il progetto europeo utilizza le tartarughe marine Caretta caretta come indicatori dell'impatto della plastica sugli animali del Mediterraneo. Le Carette caretta sono largamente diffuse in vari habitat e hanno la caratteristica di ingerire i rifiuti marini. Dopo un primo anno di analisi eseguite su 611 tartarughe, è emerso che il 53% degli esemplari presentava plastica ingerita.
I primi risultati del progetto mostrano che gli oggetti di plastica si spostano da un mare all'altro anche su grandi distanze per via delle correnti marine. Nello stomaco di tartarughe spiaggiate in Italia è stato rinvenuto l'involucro di uno snack francese, insieme a cannucce, tappi, lenze e ami.
Ricordiamolo quando siamo in spiaggia.

3.6.2018

Uccise 122 balene gravide

Centoventidue balene gravide sono state uccise la scorsa estate dalle baleniere giapponesi, durante la consueta stagione di caccia nell'Antartico, che il governo giapponese definisce “ricerca scientifica”. Lo hanno reso noto gli stessi ricercatori giapponesi in una relazione inviata alla IWC, al termine del terzo “Nuovo programma di ricerca sulle balene nell'Oceano Antartico”, si legge che durante l'estate sono state abbattute 333 balenottere minori. Di queste, 181 erano femmine, e 122 di queste erano gravide.
“L'uccisione di 122 balene gravide è un dato scioccante e un triste atto d'accusa della crudeltà della caccia giapponese - ha commentato un dirigente della ong Humane Society International. E' un'ulteriore dimostrazione, della natura raccapricciante e inutile di queste operazioni, specialmente quando ricerche non letali si sono dimostrate sufficienti per le necessità scientifiche”.
Ricordiamo che nel 1986 è stata istituita una moratoria internazionale della caccia commerciale, ma Norvegia e Giappone non l'hanno mai rispettata. Nel 2014 la Corte internazionale di giustizia aveva imposto ai giapponesi di fermare la caccia, stabilendo che non aveva motivazioni scientifiche ma il Giappone aveva ripreso a cacciare due anni dopo con un nuovo programma, riducendo di un terzo la quota di animali da abbattere.
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