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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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25.8.2016

Le capre parlano in dialetto

Sapevate che anche le capre parlano in dialetto? E non è tutto, tendono anche ad emettere una tipologia di suoni molto simile ai membri del gruppo con i quali crescono e vivono. Questa curiosa scoperta non fa che confermare che anche negli animali, l'ambiente ha un fortissimo impatto e spesso non ha nulla da invidiare ai geni in fatto di importanza.
Genovese o napoletano, milanese o torinese: l'essere umano a seconda della provenienza geografica parla diversamente. Ma è anche vero che certe volte da bambini è sufficiente una vacanza per acquisire, per condizionamento e imitazione inconscia, l'accento di un altro posto. E anche per le capre funziona così. Proprio come gli esseri umani questi animali sono infatti in grado di sviluppare un accento nel proprio verso che differisce profondamente dall'intonazione di altri gruppi, come fa notare la Bbc nel dare la notizia, proponendo una registrazione di tre differenti versi caprini a seconda del gruppo sociale registrato.
In parole povere il Dna non è tutto e l'ambiente è l'altra variabile assolutamente fondamentale. Un po' come quando da piccoli si va in vacanza e si torna con un altro accento.
Insomma capre ed esseri umani sono molto vicini, ricordiamocelo quando ci propongono un capretto al forno. Ed è tutto

24.8.2016

Bisonte gay

Avete presente il bisonte, Il mitico animale del Far West dall'aspetto forte e virile? Ebbene sappiate che secondo Life-science se non trovano un esemplare del sesso opposto anche fra i bisonti vige la regola del “chi c'è c'è”.
Però i re della prateria non sono gli unici a mostrare questi comportamenti sessuali, all'elenco si aggiungono i trichechi, le scimmie come i bonobo o gli simpanzè, oltre a uccelli, insetti vari, cetacei, elefanti giraffe, iene, leoni, pecore e bovini.
Sempre secondo Life-science esiste una dettagliata casistica di animali involontari testimonial dei diritti omosex. Ad esempio i maschi adulti dei trichechi sono bisex. E, se durante la stagione degli amori si accoppiano con le femmine per procreare, il resto dell'anno si trastullano con esemplari più giovani e dello stesso sesso.
Proprio come avveniva nella civiltà greca e romana.

23.8.2016

Le strisce delle zebre

Oggi parliamo di un tema che appassiona i biologi dalla fine dell'800: le strisce delle zebre, un argomento sul quale si confrontarono i fondatori della teoria evoluzionista, Charles Darwin e Alfred Russel Wallace.
Secondo un nuovo studio, pubblicato da “Nature Communications”, le strisce bianche e nere delle zebre servono ad allontanare la mosca tse-tse ed altri insetti.
Tra le teorie più gettonate, si è parlato anche di un `look´ utile a confondere iene, leoni e altri predatori della savana, ma anche di un più semplice fattore estetico che distingue le zebre dai cavalli. E proprio secondo lo studio eseguito in laboratorio, gli insetti preferiscono i colori uniformi. Il responsabile del team di ricercatori all'Università della California, ha spiegato che la nuova teoria è la migliore emersa finora, anche se non fornisce una risposta sul colore bianco e nero delle strisce.
Abbiamo qualcosa su cui riflettere

22.8.2016

Farmaci per animali 5 volte più cari di quelli umani

Stessa molecola e stesse dosi, ma perché il farmaco per gli animali può costare anche cinque volte più di quello destinato alle persone? Non è tutto: per legge il veterinario non può prescrivere il farmaco umano se ce n'è uno per cani e gatti. Vogliamo saperne di più, ecco perché ci colleghiamo con il dottor Emanuele Minetti medico veterinario a Milano
In effetti i medici veterinari non possono prescrivere farmaci ad uso umano se esiste l'omologo veterinario e nel nostro settore il farmaco generico non ha differenze di prezzo significative. Nella realtà in pratica succede che i proprietari rinuncino alla prescrizione veterinaria e si procurino il medicinale in qualche altro modo, spesso facendoselo prescrivere per sé (od utilizzando pericolosamente i farmaci che sono in casa).

Però noi i medici veterinari siamo molto cauti, perché il paziente animale richiede competenze professionali e sperimentazioni dedicate: tra farmaco veterinario ed umano ci possono essere grosse differenze non subito identificabili. Anche la via di somministrazione può fare la differenza ed a volte la soluzione terapeutica che è stata pensata per l'uomo può non avere uguale efficacia terapeutica nel paziente animale. Ci sono anche situazioni in cui gli eccipienti nel farmaco veterinario sono stati appositamente studiati per favorirne la palatabilità e quindi l'assunzione orale. Per non parlare degli aspetti di metabolizzazione che nel cane o gatto possono differire di molto rispetto alla persona.
Altri casi invece sono piuttosto scandalosi per inspiegabile differenza di prezzo senza vera motivazione.
Ottenere le medicine, in particolare gli antibiotici, attraverso il circuito destinato alla salute umana significa non riuscire a controllare i dati sulla farmaco-resistenza e di conseguenza sulle nuove patologie che si stanno sviluppando tra gli animali, non solo quelli da affezione ma quelli destinati all'alimentazione umana.
A questi controlli la Comunità europea sta destinando cifre importanti e se non scoraggiamo questo fenomeno rischiamo di perdere il controllo sui germi che sviluppano resistenze ai farmaci (antibiotico resistenza)
Però non possiamo non fare un appello accorato alle multinazionali del farmaco che detengono quasi tutto il mercato: cambiate strategia, cambiate la distribuzione del farmaco veterinario, impegnatevi in prima linea affinchè i vostri e nostri clienti (sono milioni di persone in Italia) possano accedere ai farmaci pagando prezzi logici e non scaldalosamente elevati. A mio parere ne sarete premiati in poco tempo.
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