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Il magazine degli animali

In onda su Radiomontecarlo tutti i giorni alle ore 14,45.

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26.2.2016

Cucciola disobbediente

Ho adottato da cucciola una meticcia che ora ha due anni. Ho sempre avuto cani quindi conosco le regole per l'educazione del cucciolo. Ma con lei.....non obbedisce e, se andiamo in passeggiata molte volte fa quello che le pare, se ne sta fuori anche per ore e torna sempre a casa con aria contrita e sottomessa..
Non so più come comportarmi: non l'ho mai picchiata al suo ritorno, la ignoro e non le dò la pappa. Non ho più strategie. Mi aiuta? Patrizia
Risponde la dottoressa Sabrina Giussani, medico veterinario esperto in comportamento animale:
Buongiorno cara Loredana e buongiorno a tutti gli ascoltatori.
Ogni cucciolo o cane adulto presenta caratteristiche caratteriali e comportamentali che lo contraddistinguono. Spesso le regole o le strategie che abbiamo utilizzato con successo per accompagnare un altro piccolo nella crescita, non funzionano o peggio portano al risultato opposto. È necessario considerare quali sono le motivazioni e le vocazioni prevalenti nel cucciolo: un incrocio segugio, per esempio, userà come senso principale l'olfatto e sarà molto bravo a seguire le tracce odorose. Il lavoro dei segugi o cani da seguita, è farsi seguire dai conduttori così da accompagnarli dalla preda: queste razze non collaborano con l'essere l'umano ma lavorano in autonomia. Per aiutare la cagnolona a ridurre le distanze e tornare più frequentemente dal conduttore, è necessario aumentare il volume della motivazione collaborativa all'interno del gruppo famiglia. Le punizioni impartite al ritorno del cane (ignorare l'animale o lasciarlo senza cibo) fanno in modo che l'animale rimanga lontano più a lungo. Consiglio alla Sig.ra Patrizia di effettuare una visita comportamentale presso un Medico Veterinario Esperto in Comportamento così da intraprendere un percorso riabilitativo in collaborazione con un istruttore cinofilo riabilitatore.
Arrivederci alla prossima settimana.

25.2.2016

Brutti e a rischio estinzione

Ogni scarrafone è bello a mamma sua. Perché iniziamo così il magazine degli animali? Perché è facile proteggere panda e cuccioli di giaguaro, ma che dire di tutte le specie a rischio i cui membri non sono propriamente attraenti? E' su questo ragionamento che nasce in Inghilterra la Ugly Animal Preservation Society, che si occupa di proteggere le specie orrende rendendole protagoniste di notti di commedia.
«Risollevare il profilo di alcuni dei figli più esteticamente problematici di Madre Natura»: questa la missione dell'associazione la cui idea è quella di produrre film e show in cui scienziati e attori hanno dieci minuti per convincere il pubblico della bellezza della «specie orrenda» minacciata da loro prescelta e sponsorizzata. E così gli animali brutti diventano star.
Qualche esempio di brutti? La scimmia nasica quella con uno sproporzionato naso arancio a forma di proboscide spiattellata, o l'orangotango (sono solo 7000 gli esemplari rimasti in tutto il mondo) e tanti altri ancora.
Comicità a parte, lo sforzo conservazionista è serio. Molti di questi animali «brutti» soffrono davvero di una mancanza d'attenzione e di protezione, e il loro aspetto non è affatto estraneo alla faccenda. Eppure il loro valore potrebbe essere inestimabile, anche per la nostra specie. Un esempio è quello del ratto talpa glabro, o talpa senza pelo. Ebbene, questo animale oramai quasi estinto si è dimostrato resistente al dolore. E al cancro. La ricerca sui tumori ne sta traendo grandi benefici, e improvvisamente questa creatura non appare più così orrenda e indegna di protezione.
Quindi viva i brutti.

24.2.2016

Le stelle aiutano le balene

Vi piace quardare le stelle? Le stelle correranno in aiuto delle balene, per la precisione della balenottera azzurra: 33 metri di lunghezza e 180 tonnellate di fragilità quando si confronta con l'uomo.
Cielo, mare e terra vengono collegati per salvare questi mammiferi marini dalle collisioni con le navi. Ci ha pensato la Nasa con il progetto «Whale watch», letteralmente «osserva la balena», che si traduce in un «cerca dove la balena potrebbe essere». Gli esperti dell'ente spaziale, con l'agenzia federale per le risorse marine, ha dato il via al progetto partendo dai dati sugli esemplari e sui loro spostamenti. I numeri, raccolti nell'arco di 15 anni, riguardano luoghi e ore, profondità dell'oceano e concentrazione di cibo: insomma tutto quel che può far prevedere dove le balene si concentreranno e come si sposteranno. «Certo, il satellite non è in grado di dire dove il kril sarà più abbondante - si legge in un documento della Nasa - ma può dirci dove il krill sarà probabilmente in concentrazione maggiore e, quindi, attirerà le balene».
E intanto.. le stelle stanno a guardare

23.2.2016

10.000 pinguini a rischio

È un'impresa davvero difficile, una lotta contro il tempo per cercare di salvare 10mila pinguini di Adelia, dopo la strage dei 160mila esemplari morti al Polo Sud per cause del tutto naturali.
Il loro dramma ha avuto inizio nel 2010 quando un gigantesco iceberg delle dimensioni di Roma è andato a cozzare contro la loro colonia ostacolando l'accesso al mare, e ai pesci di cui si nutrono. I pinguini sono stati così costretti a percorrere anche 60 km per raggiungere le acque antartiche ricche di pesci e altrettanti per tornare alla colonia e nutrire i loro piccoli. Giorno dopo giorno gli animali hanno iniziato a morire di stenti. Dei 160.000 registrati nel 2011 oggi ne sopravvivono solo 10mila. I ricercatori australiani prevedono che in 20 anni anche questi moriranno a meno che l'iceberg non si frantumi. Un'ipotesi molto remota anche se gli esperti hanno iniziato a rivelare che da circa un anno sono comparse delle crepe nell'iceberg.
E noi facciamo tutti i nostri migliori auguri agli amici pinguini.
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